Torrecuso

Torrecuso

... Paesello ove è tardo il cammino per l’erte pietrose e ardito l’ingegno, ove il gelo è precoce e tardivo l’invermigliarsi delle ciliegie, ove sul labbro dei popolani scorre lo epigramma e il vino ...

La prima volta è mentovato nell’XI secolo in forma di torum licusi che trae l’origine del nome torus o toronis “altura o colle”, rispondente alla situazione del paese; e da torus il diminutivo toriculus, donde per successivi pervertimenti, Terlicuso e Torrecuso. Nessun rudere né greco né etrusco né sannita è venuto mai fuori dal suo territorio o nei territori confinanti, per cui è quasi certa l’origine medioevale. Sicuramente il centro è di impianto medievale sorto per la difesa  di Benevento, all’epoca capitale longobarda. Infatti all’epoca sorse una torre, proprio a protezione di Benevento, torre poi divenuta palazzo baronale, che ospitò anche Ferdinando I d’Aragona. Sono da Menzionare il ponte Foenicolum di epoca romana che consentiva il passaggio da una sponda all’altra del fiume Calore.
Fino al XIII secolo esisteva anche il castello di Fenocchio, che fu distrutto dal terremoto del 1349. Fu dominio feudale della Baronia dei Fenocchio poi passò ai Della Leonessa, ai Caracciolo, ai Cito.

Fu sempre comune autonomo e tra i sec. XVII e XVII, conseguì la sua massima prosperità, con un ceto civile numeroso ed insigne per probità e cultura. In seguito vi si stabilì la famiglia Mellusi di Sant’Agata dè Goti, che divenne proprietaria del palazzo baronale, in cui nacque Antonio Mellusi, definito “il genital poeta del Sannio”. Bella la chiesa della SS. Annunziata (XIV secolo) che è impreziosita da quadri del 1700 e 1800. Pregevole la pala che sovrasta l’altare maggiore. In questa chiesa vengono conservati i resti mortali di San Vincenzo di Saragozza, martire spagnolo, le cui ossa sarebbero state portate a Torrecuso dal marchese Carlo Andrea Caracciolo.

Da vedere

Chiesa di San Liberatore, Chiesa della santissima Annunziata, Eramo di Sant’Erasmo, Museo Enologico (scuola del Gusto) e centro storico.